IL BLOG

Tasse di successione: le imposte di successione non si applicano agli eredi di un imprenditore

In Italia, le imposte di successione non si applicano agli eredi di un imprenditore, purché si impegnino a proseguire l’attività di impresa per almeno 5 anni.

In Italia, le imposte di successione non si applicano agli eredi di un imprenditore, purché si impegnino a proseguire l’attività di impresa per almeno cinque anni. Un trattamento di favore che non ha giustificazioni economiche ed è di fatto un sussidio ai ricchi. Perciò va semplicemente abolito.

La successione in azienda

Quando un imprenditore muore o decide di ritirarsi, il suo successore dovrebbe essere la persona più qualificata a dirigere l’azienda, si tratti di un estraneo o di un membro della famiglia. In Italia, però, questo non accade e quando il fondatore viene a mancare, l’impresa rimane generalmente in ambito familiare.

Non è solo il risultato di un elemento culturale, i figli che amano seguire le orme dei padri. È soprattutto l’effetto di forti benefici fiscali. Le imposte di successione, reintrodotte dal governo Prodi nel 2006 dopo essere state eliminate dal governo Berlusconi nel 2001, non si applicano agli eredi di un imprenditore, purché si impegnino a proseguire l’attività di impresa per almeno cinque anni. Solo se decidono di vendere prima, gli eredi sono soggetti all’imposta. In più, le eventuali plusvalenze sul valore dell’azienda, che sarebbero soggette all’imposta personale se l’impresa fosse ceduta ad altri, non vengono tassate nel caso sia trasferita a un erede.

Si tratta di condizioni di particolare favore, anche in un contesto internazionale. Come illustra la tabella 1, molti paesi non contemplano alcuna riduzione dell’imposta di successione nel caso di trasferimenti di aziende (o di quote societarie o azioni) agli eredi; e anche quando lo fanno, generalmente si tratta di un’esenzione parziale e non totale. Perfino in Germania, un paese in cui le imprese a conduzione familiare sono (in percentuale) approssimativamente le stesse che in Italia, una recente sentenza della Corte costituzionale ha imposto la riduzione delle esenzioni (parziali) esistenti per le imprese di maggior valore.

Gli effetti del beneficio

Prevedere uno sconto su un’imposta riservato a una particolare categoria di cittadini equivale a offrire loro un sussidio. Di fatto, dunque, l’Italia utilizza risorse pubbliche per incoraggiare gli eredi degli imprenditori a continuare a occuparsi dell’azienda di famiglia e non lasciare il posto ad altri, vendendo l’impresa. Se il sussidio fosse eliminato, il suo ammontare potrebbe essere impiegato per altri scopi, come per esempio una riduzione generale delle imposte sulle imprese. Il punto naturalmente è se questo sussidio è utile. Se lo fosse, allora forse varrebbe la pena mantenerlo.

Di per sé, mantenere la proprietà famigliare può avere effetti sia positivi che negativi. Da un lato, l’imprenditore famigliare può essere più motivato, sia in termini finanziari (rischia di più) sia per motivi etici (dà importanza al nome dell’azienda). D’altro canto, esiste un problema di selezione – il figlio dell’imprenditore potrebbe non essere la persona più competente a dirigere l’azienda – e uno di motivazione – i figli degli imprenditori sono, quasi per definizione, ricchi e come tali hanno forse meno interesse a impegnarsi in attività imprenditoriali di persone meno abbienti.

Decidere quale di questi effetti prevalga, è dunque essenzialmente un fatto empirico.

E l’evidenza empirica, ampia e basata su metodologie diverse e su diversi paesi, indica la presenza di una relazione negativa tra management famigliare e performance aziendale, qualora i vertici abbiano ereditato l’impresa. Per gli Stati Uniti, la relazione è stata quantificata in una perdita del 2 per cento dei margini operativi per le grandi imprese; in Danimarca, per imprese di tutte le dimensioni, la perdita sale al 4 per cento. Studi comparati su aziende in diversi paesi, suggeriscono che siano soprattutto carenze gestionali alla radice delle difficoltà. Inoltre, sembra che gli amministratori delegati di famiglia lavorino meno ore di quelli esterni.

Per il nostro paese studi sulle distorsioni generate dalla selezione e dal comportamento dei manager indicano una perdita di produttività del 6 per cento per le aziende famigliari. Sempre in ambito italiano, le aziende di famiglia offrono un sistema di incentivi e promozioni meno meritocratico e finiscono per assumere quadri intermedi meno istruiti che lavorano meno ore. E proprio la carenza di meritocrazia è la causa più probabile del calo di produttività registrato dal paese rispetto al resto dell’Europa negli ultimi vent’anni.

La ricerca economica suggerisce dunque che il sussidio ai figli degli imprenditori non solo non ha effetti benefici ma è probabilmente dannoso, in quanto le aziende gestite da eredi sono in genere meno produttive e tale perdita di competitività può essere sostanziosa per un paese come l’Italia. Inoltre, il sussidio aumenterebbe se l’imposta venisse rivista, riducendo le franchigie o aumentando le aliquote, come ogni tanto si sente proporre in ambito politico, dato il livello davvero molto basso delle imposte sulla successione italiane rispetto agli altri paesi.

In conclusione, il trattamento favorevole ai figli degli imprenditori non ha giustificazioni economiche ed è, per le ampie franchigie già esistenti sulle imposte di successione, di fatto un sussidio ai ricchi. Va semplicemente abolito.

fonte:globalist.it

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su google
Google+
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su pinterest
Pinterest

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il Nostro Impegno Riservato Ad Ogni Cliente

Torna su

Link Giuridici

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su pinterest

ltalex.com
Una rivista di informazione giuridica online ora di proprietà della Walter and Kluwer. Si rivolge principalmente ad avvocati

Avvocatoandreani.it
sito dedicato principalmente a risorse ed applicazioni per avvocati.

Laleggepertutti.it
sito dedicato ai consumer con informazioni giuridiche ed un servizio di consulenza legale.

Diritto.it
rivista fondata da Giulio Ottaviano. Attualmente di proprietà Maggioli.

Brocardi.it
interessante portale dove è possibile consultare online i codici commentati.

Moduli.it
come suggerisce il nome il sito consente di utilizzare modulistica e fac-simili di ogni genere

E-glossa.it
portale di servizi per studi legali

Amministrativo.it
Dedicato principalmente al diritto amministrativo

AmbienteDiritto
Portale giuridico con leggi, sentenze e dossier

Avvocati.it
portale di servizi per studi legali

Diritto & Giustizia
Quotidiano di informazione giuridica

DirittoNotarile.it
rivista giuridica telematica

Diritto online
La guida italiana al diritto

Eius
Informazione giuridica

MioLegale.it
Portale ricco di risorse, news e utility giuridiche

Overlex.com
Sito di informazione e servizi giuridici

Esproprionline
Il sito pratico per gli operatori dell’espropriazione

FiloDiritto
portale di informazione giuridica

Giurdanella
portale di informazione giuridica on line

InterLex
rivista di diritto tecnologia e informazione

Ipsoa News
Rivista on line

Italex.com
Settimanale di informazione giuridica

IuSReporteR
Strumenti per la ricerca giuridica nel web

Iusseek
Motore di ricerca giuridica

LavoroeDiritto.it
Propone articoli e interventi in materia di diritto del lavoro

Studiocelentano
Quotidiano di diritto

Leggiweb
Motore di ricerca all’interno dei codici

LexLegis
Portale giuridico

Hai Bisogno Di Aiuto? Contattaci.

  • Clicca QUI per leggere l'Informativa della Privacy.*

Condividi la pagina con i tuoi amici

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.